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Diario di viaggio,  Travel

La Valle dell’Aso e i custodi contadini

Valle dell’Aso: alla scoperta dell’anima di una porzione delle Marche.

Può un territorio rinascere dalla sua terra e dai frutti che nei secoli e ancora oggi dona ?

Oggi e più che mai in questo 2018, Anno del cibo italiano, la risposta non può che essere un grande “Sì”.

 I prodotti che rendono unica ogni regione e il cibo tipico delle varie zone d’Italia sono il vero retaggio della tradizione culinaria che da sempre ci contraddistingue.

Tradizione che all’interno di una stessa regione si colora di mille differenti sfumature contraddistinte da storie antiche e secolari.
In quanto fruitori primi di questa cultura del cibo, non ci basta essere consumatori consapevoli solo nei corridoi dei supermercati.
Il ruolo di noi consum-attori ha inizio da piccole scelte coerenti con uno stile di vita sano e “pulito”.

Non vi parlo di biologico e neppure del focoso dibattito sull’olio di palma che dalla sua ha permesso di focalizzare  l’ attenzione di chi compra sulla lettura delle etichette.
Credo che il punto dell’oggi, inteso come momento culturale e sociale della conoscenza e consapevolezza, sia la difesa delle economie locali.

L’eccellenza italiana sta nel mantenimento delle piccole produzioni, nell’ agricoltura di prossimità, portatrice di qualità e valori identitari”.

Queste le parole di Carlo Petrini, fondatore di Slow food, che si pongono come ulteriore conferma a proposito di unicità italiane e del bisogno di preservarne i valori costitutivi originari.

Dalla scelta di prodotti di stagione all’ acquisto del Made in Italy, tutto passa da una domanda: “Chi produce il cibo che mettiamo nel piatto?”.
E ancora “Con quale passione,tecniche e saperi?
Con quale cura del territorio, della sua biodiversità, della sua cultura agronomica e gastronomica?”

E’ da queste domande e dalla volontà di ridare valore e voce all’antica cultura contadina, che ha preso vita il Virtuaso Blogtour.

Organizzato dall’associazione culturale Diversoinvero  che mi ha coinvolta come coordinatrice del progetto. “Virtù e protagonisti della Valle dell’Aso” il filo rosso che ha condotto me e altre 5 blogger per i borghi della Valle dell’Aso.

Valle che conta 22 comuni.e si estende dai Monti Sibillini al Mare Adriatico.

Il legame tra questa zona delle Marche e l’agricoltura, lo si può intuire da un numero: il 70% della produzione ortofrutticola regionale si trova proprio qui.

Si può dunque ripartire dalla terra e soprattutto dare credibilità ad un territorio raccontando le realtà agricole che lo nutrono.

Si può riscoprire, attraverso il contatto diretto con i produttori, un’ agricoltura che fa appello all’ origine etimologica stessa del termine.

Il latino “colere” da cui “cultum” ci restituisce la radice originaria dell’ “arte della terra” che tutt’oggi in alcune realtà locali è prima di tutto il prendersi cura del campo.

Ruolo di rilievo svolgono oggi i contadini-custodi, sponda tra una realtà che richiede una particolare conservazione del passato da un lato e dall’altro, la necessità di evoluzione e innovazione.

L’incontro con i “custodi della terra” , tappa fondamentale del Virtuaso Blog Tour, ha dato un’immagine chiara di quanto la terra sia, ancora oggi, lavoro, vita quotidiana, cibo e soprattutto identità.

Le realtà agricole della Valle dell’Aso e l’incontro con chi se ne fa protagonista e promotore hanno lasciato emergere il tessuto mezzadrile su cui si fonda l’anima stessa di questa porzione delle Marche.

Custodi della Terra – viaggio alla scoperta dell’anima del territorio attraverso il racconto dei sui custodi

Associazione produttori Anice Verde di Castignano

Il suo profumo evoca le tradizioni, la cultura e la storia del territorio Piceno: l’anice verde di Castignano.

Un tempo chiamata “oro verde” in quanto valore aggiunto nel rendiconto famigliare, oggi vanta il presidio Slow Food.

Nel territorio di Castignano, su terreni argillosi e ben drenati, trova la sua maggiore espressione, assumendo una dolcezza e una profumazione uniche.

Al fine di rilanciare la produzione dell’anice  verde, di tutelarne la sopravvivenza e di garantire la qualità con la selezione e la messa in coltura di semi in purezza, nasce l’ associazione dei produttori, guidata da Sergio Corradetti.

L’obiettivo primo del progetto rimane quello di divulgare l’uso alimentare dell’anice verde che va oltre il più classico impiego in ambito liquoristico.

 

Produttori Mele rosa dei Monti Sibillini “Rosa”

Bassa umidità, elevata escursione termica e le proprietà caratteristiche del terreno dei Monti Sibillini, rendono la Mela rosa, presidio Slow food, un frutto autentico caratterizzato da colore, profumo e gusto acidulo e zuccherino unici.

Rustiche come ogni vecchia cultivar, sono un’antica popolazione coltivata tra i 450 e i 900 m di altitudine.

Oggi merita di essere valorizzata e riscoperta oltre che per le caratteristiche organolettiche uniche, anche per la sua serbevolezza in quanto, raccolte nella prima decade di Ottobre, si conservano perfettamente fino ad aprile.

 

Azienda Agricola Mercuri Francesca

Due giovani agricoltori, Umberto e Fabio Vespasiani, hanno fatto dei 15 ettari tra frutteti, vigenti, uliveti e bosco la loro “casa felice” dove coltivano solo frutta e verdura felici.

Produzioni a basso impatto ambientale che utilizzano le tecniche agricole della lotta integrata.

22 varietà di pesche, 6 di albicocche, 6 di susino  e soprattutto 30 di pomodori testimoniano l’obiettivo di recuperare e coltivare specie e varietà preziose a rischio di estinzione.

Roccamadre

Una Cooperativa Agricola di Comunità focalizzata sulla valorizzazione di un’ agricoltura di qualità e delle preziose risorse dei territori dell’entroterra marchigiano.

Ultima novità la pasta Roccamadre prodotta su campo biologico con sistemi biologici con Grano Senatore Cappelli.

Azienda Agricola biologica Giovanni Antolini

Nata nel 2000 dalla scommessa di Giovanni nel biologico, in 80 ettari di campagna tra Santa Vittoria in Matenano, Montefalcone Appenninico e Monte San Martino.

È qui che Giovanni ha scelto di recuperare, mettendoli a dimora, grani antichi come il Senatore Cappelli, il Gentil Rosso e il Miscuglio Ceccarelli, assieme al miglio e a diversi tipi di legumi come il cece nero.

Azienda Agricola Foglini-Amurri

Nata dallo studio, l’attenzione e la ricerca di Bruno Amurri in fatto di grani antichi.

Oggi, oltre alle numerose varietà di grano che l’azienda custodisce, può vantare anche la produzione di circa 15 mila confezione di pasta l’anno per cui si avvale di un Molino di Moscufo di Pescara e di un pastificio di Francavilla a Mare.

Non da meno la produzione di olio, garantita dagli oltre 700 olivi che circondano la proprietà e che fruttano 30 quintali di olio l’anno con oltre 5 mila bottiglie distribuite nel sud delle Marche.

Attenzione particolare va alle varietà di cultivar autoctone, prima tra tutte l’ascolana tenera cui si affiancano sargano di Fermo, piantone di Mogliano, leccino, frantoio, coroncina e lea. Anche qui il metodo di coltivazione è quello dell’agricoltura biologica e soprattutto della rotazione larga con medica,un agro ecosistema che garantisce la biodiversità,  e allevamento di bovini allo stato semi-brado.

Castrum Morisci

Azienda, la cui nascita risale agli anni ’30, inizialmente votata al solo conferimento delle uve e alla produzione di vino cotto.

Oggi Castrum Morisci lavora e imbottiglia solo uve di proprietà, con una resa annua di circa 20/25mila bottiglie di cui il 10% vinificato in anfora, tecnica che nonostante la bassa resa uva/vino,  è capace di donare profumazioni e sapori nuovi.

È questo il vero fiore all’occhiello dell’azienda, ovvero l’obiettivo di innovare guardando al passato attraverso il recupero di tecniche e saperi antichi, che permettono una differenziazione del prodotto stesso.

L’affinamento del vino in anfore di terracotta, sposa proprio questa voglia di un ritorno al passato che tenga conto delle necessità del nostro presente e che rimanga legato alla storia del territorio.

 

Fontegranne

Una storia, quella dell’azienda agricola Fontegranne, che vede protagonista Eros Scarafoni e due, forse tre generazioni addietro.

È infatti nel 1968 che suo padre, Alfredo, acquista i primi nove ettari di terreno dando i natali all’azienda cui, vent’anni dopo Eros decide di dedicarsi dando la sua impronta.

Solo nel 2000, quasi quarant’anni dopo la nascita dell’azienda e l’ingresso della Frisona con cui inizia la produzione del latte, Fontegranne da il via alla produzione di formaggi.

Oggi l’azienda agricola oltre alla produzione casearia, frutto di ricerche sui caci con un’attenzione particolare al formaggio a latte crudo (vi consiglio di dare una lettura al manifesto Slow food in difesa del formaggio a latte crudo), può vantare una vasta linea di prodotti che va dall’olio ai salumi.

 

 

 

 

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