Maison Lizia
Le cantine,  Puglia blog tour,  Wine

Candido vini

Candido: la storia di una cantina e dei suoi pregiati vini

La storia è sempre fatta di uomini visionari, precursori dei tempi, con la capacità di vedere oltre.

Era il lontano 1925 quando Francesco Candido comincia a risanare una zona paludosa di San Donaci per mettere a dimora 400 ettari di vigneto.
Esattamente quattro anni dopo, nel 1929 costruisce uno stabilimento vinicolo per trasformare le uve prodotte.

Questi sono gli anni in cui la Puglia è conosciuta come la grande Cantina d’Italia, in cui il vino viene venduto sfuso, in cui le uve viaggiano nei cesti e i mosti nelle cisterne per dare colore e vigore ai grandi vini del nord.

Passano 27 anni, Francesco Candido ha un intuizione e si avvale della consulenza di un altro grande uomo, l’enologo Severino Garofalo che di li avrebbe sancito il rinascimento enologico pugliese, in quanto per primo capisce la potenzialità e la forza del Negramaro e da vino da taglio lo lancia come un grande vino, protagonista assoluto di una terra.

Siamo nel 1957 e la Candido  imbottiglia il suo primo Negramaro e come afferma lo stesso Severino,

Finalmente i vini della Puglia viaggiano in una bottiglia vestita elegantemente che, come una donna raffinata, si prepara per una vera festa a tavola, accanto al piatto”.

Da quel momento la storia della Candido  è tutta in salita e Francesco  da oculato imprenditore e da uomo visionario avvia i suoi figli  Alessandro e Giacomo al mondo del vino.

Oggi, alla guida della Candido Vini, Alessandro Candido, rappresentante della terza generazione della famiglia.

Un uomo d’altri tempi, con un sorriso e con modi disarmanti, da vero “gentlemen“.

Anch’esso visionario come suo nonno e come suo padre Francesco, a cui si deve l’ampliamento della cantina con l’acquisto nel 1997 della cantina di Guagnano per concentrarvi la trasformazione delle uve e dedicando quella di San Donaci all’affinamento, all’ imbottigliamento  e alla commercializzazione.

Alessandro capisce fin da subito che un grande vino nasce da un confronto continuo tra esperienze e saperi, pertanto di avvale della consulenza di Donato Lanati, l’enologo-scienziato, il quale afferma:

“L’autenticità, che vuol dire il connubio vitigno/ambiente, il tutto attraverso la visione del produttore, perché senza l’apporto dell’uomo non ci sarebbe nessun grande vino e nessun grande territorio.
Un vino importante deve essere costante nel tempo e restare ben impresso nella memoria”.

Alla luce di questo ragionamento, con l’esperienza del passato, con lo sguardo rivolto verso il futuro e dopo 90 anni dalla nascita della cantina, Alessandro come un buon capitano porta avanti il sogno del padre.

Oggi alla guida della Candido è affiancato da un altro grande enologo, Leonardo Pinto.

Se Severino Garofalo proprio alla Candido Vini comincia la sua carriera da enologo diventando il “papà del negramaro”, Leonardo Pinto è per la Puglia il “papà del primitivo di Manduria”.
Infatti è proprio Pinto che ha messo in bottiglia il primo primitivo valorizzandone il suo colore, i suoi odori fruttati, la sua alcolicità elevata e i suoi tannini delicati.

Appena si incontra Alessandro Candido, lui ti catapulta in un altro mondo, fatto di vitigni autoctoni e di vigne baciate dal sole e cullate dal vento.
Ascoltando Alessandro ti rendi subito conto che la storia dei suoi  vini coincidono con la storia di una grande famiglia e che ogni vino è sinonimo di grande tradizione.

Da grande conoscitore e amante  della sua terra Alessandro Candido afferma che

il vino si fa in vigna e non in cantina e che non è mai frutto di improvvisazione.
Di ogni vino, il vitigno è il padre.
La terra è la madre che guida i passi durante la crescita.
Il clima è il destino”.

Una famiglia, un vino, una terra.

Custodi delle tradizioni, ma con quel senso spiccato che ha portato e che continua a portare all’innovazione, guardando sempre verso il futuro.

Dopo la visita in cantina guidata magistralmente da Valentina, eccoci finalmente alla degustazione:

8 vini che sorseggiandoli hanno donato emozioni con il loro alto valore identitario.

Ogni vino ha raccontato la storia della cantina, della sua terra e del suo vitigno.

I vini della Candido Vini degustati 

“Tenuta Marini” – Salice salentino Doc Fiano 2017  

La massima espressione del vitigno autoctono Fiano del Salento.
Prende il nome dalla Tenuta in cui si trovano i vigneti di proprietà della famiglia Candido.
Un vino che con la sua purezza espressiva e con la sua tempra ben rappresenta il territorio.

Abbinamenti: ottimo come aperitivo e per accompagnare frutti di mare e mozzarelle.

“Luminosia” – Chardonnay – Salento Igt 2017

Alessandro Candido afferma  che “Il presupposto del lavoro in queste terre è la luminosità” e questa luminosità la troviamo tutta in questo vino, interpretazione dello Chardonnay con passaggio in barrique per 6 mesi.
Un vino avvolgente e morbido che porta la firma dell’enologo Leonardo Pinto.

Abbinamenti: accompagna egregiamente le fritture di pesce, verdure, carni bianche e formaggi a pasta molle.

“Le pozzelle” – Salice salaentino doc 2017

Prende il nome dalle due aree in cui si trovano i vigneti: pozzella alta e pozzella bassa.
E’ un rosato di tradizione spiccatamente pugliese in quanto composto da un blend di vitigni autoctoni, il negramaro e la malvasia nera.
Fruttato e floreale, il suo colore rosa accesso ricorda quello del corallo.

Abbinamenti: sposa bene i piatti della tradizione salentina dai sapori forti e decisi.

“Piccoli passi” – Negramaro Salento ROSè 2017

Col suo colore ammaliante e la sua spiccata mineralità rappresenta un matrimonio ben riuscito, quello tra il Cabernet Sauvignon e il Negramaro.
Un vino raffinato ed elegante che solletica deliziosamente il palato.

Abbinamenti: con la sua eleganza ben sposa tutti i tipi di crostacei

“Cappello di prete” – Igt Salento Rosso

E’ questa l’etichetta storica della Candido Vini.
E’ l’etichetta che rappresenta il primo negramaro ad essere stato imbottigliato ed è sicuramente l’etichetta che ha segnato la storia del territorio riconducibile a Severino Garofalo.
Un vino rosso rubino con sfumature violacee che inebria con i suoi sentori di frutta matura e che grazie al suo passaggio in legno per sei mesi dona un sentore di vaniglia e liquirizia.
Caldo, austero, ti abbraccia con quel calore spontaneo che ti riempie vista, palato e cuore.

Abbinamenti: la classica parmigiana di melanzane salentina, carne di manzo arrostita o alla griglia, agnello, selvaggina, formaggi a pasta dura.

 

“Immensum” – Salice salentino Doc – riserva 2015

Un 100% negramaro proveniente da uve coltivate secondo la tradizione ad alberello.
Alcuni vini sono orgasmatici e l’Immensum con la sua opulenza rientra in questa categoria.
Allo sguardo  col suo colore rosso rubino, quasi impenetrabile, si nasconde.
Per poi offrirsi al naso con una ricchezza di profumi avvolgente e intrigante.
Al primo sorso di conquista con i suoi dolci tannini.

Abbinamenti:primi piatti saporiti e carni rosse

“Duca d’Aragona” – Igt Salento Rosso

Un blend costituito dall’80% negramaro con il 20% di montepulciano.
Grazie al suo passaggio per un anno in barriques di rovere francese di Allier e al successivo periodo di affinamneto in bottiglia acquista un ricco bouquet di profumi: caffè tostato, cuoio, tabacco con un leggero sentore balsamico.
I suoi profumi sono puliti e il suo colore rosso rubino è molto luminoso, con i tipici riflessi aranciati del passaggio in legno. Un vino  armonioso che con la sua austerità e il suo calore regala emozioni.

Abbinamenti: carni rosse, agnello al forno o alla griglia, selvaggina, brasati, formaggi stagionati.

“Aleatico” – Salice salentino dolce naturale 2012

Non puoi innamorarti di questo vino già alla vista col suo colore brillante nella sfumatura di un rosso cremisi.
Un vino da meditazione, da sorseggiare poco per volta per catturarne i suoi sapori e i suoi profumi che come l’amore è ben bilanciato in dolcezza e acidità.

L’abbinamento perfetto?  Il cioccolato fondente.
Ma ben si abbina al classico pasticciotto leccese o a una fetta di torta alla crema.

La visita alla cantina Candido fa parte del progetto #pugliablogtour

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *